Ambito Turistico del Comune di Crognaleto
Ultime dal Comune
...carico le news...
A A A
Sei in: Ambito Turistico » Guida Turistica » Manifestazioni ed Eventi »Fiera della Pastorizia a Piano Roseto
5
AGO
2009

Fiera della Pastorizia a Piano Roseto

dal 2 al 5 luglio 2009 si terrà a Piano Roseto, tra i comuni di Crognaleto e di Cortino, la 151a edizione della Fiera della Pastorizia, organizzata dall'Associazione Pro Loco di San Giorgio di Crognaleto.

articolo di Romano Maria Levante
pubblicato su
www.abruzzocultura.it il 06/07/09
 
Sentir parlare di cultura nel cuore dei Monti della Laga è stata una bella sorpresa nella giornata conclusiva della “151a Fiera della Pastorizia” svoltasi tra Teramo,  San Giorgio e Piano Roseto, nei comuni di Crognaleto e Cortino, tra il 2 e il 5 luglio 2009. Come è stata una bella sorpresa sentir parlare in un certo modo del Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga.
la-fiera-della-pastorizia
Prima di arrivare alla giornata conclusiva che abbiamo seguito direttamente per dare la sintesi finale e il messaggio politico, vogliamo rendere conto brevemente delle due precedenti.
La prima giornata si è svolta a Teramo con un Convegno nella mattina del 2 luglio presso la Camera di Commercio aperto dal presidente Di Carlantonio, organizzatore dell’intera manifestazione insieme a Febbo, assessore all’Agricoltura della Regione Abruzzo e ai sindaci di Crognaleto D’Alonzo e di Cortino Minosse. Si è discusso dell’economia dell’allevamento ovino, in particolare dei consorzi di tutela, dei marchi di qualità e della sicurezza alimentare, argomento questo di grande attualità anche per la contraffazione e l’adulterazione della denominazione di origine, all’ordine del giorno anche dell’imminente G8 dell’Aquila. Le conclusioni le ha tratte l’Assessore regionale.
Il 4 luglio a San Giorgio, frazione di Crognaleto – nella sede della Pro loco che con il presidente Campanella ha dato un apporto fondamentale all’organizzazione – si è svolto un intenso pomeriggio aperto dal 3° Concorso sui “Formaggi della Transumanza”, cioè “Formaggi Ovini e Caprini Rocca Roseto”, proseguito poi sullo stesso tema con il “Laboratorio del gusto, pecorini e caprini”. Dal gusto si è passati alla memoria con l’apertura del Museo della pastorizia e di un Mostra fotografica; i tratturi e la transumanza ne sono stati al centro, anche con racconti e rievocazioni dal titolo poetico “Presso gli stazzi con i pastori sotto le stelle”; nella serata il folklore di Rappoppò con altri artisti.
Le due sorprese della giornata conclusiva
La giornata del 2 luglio ha visto entrare in scena i protagonisti dell’arte della pastorizia, i pastori e le pecore. E in modo operativo, quasi fosse il teatro delle operazioni e non una kermesse. All’alba l’alloggiamento degli animali negli stazzi, poi la Santa messa con la Preghiera del pastore seguita dal Raduno Ufficiale del Cane Pastore Maremmano Abruzzese scritto in tutte maiuscole, se lo merita. Quindi, in successione, la visita guidata agli stazzi con la valutazione delle razze ovine e caprine presenti da parte di un’apposita commissione. Una specie di Miss Italia a quattro zampe e un bel manto lanoso anche in piena estate. La premiazione dopo gli interventi delle autorità.
A questo punto, nella parte che doveva essere rituale, quella riservata alle autorità all’interno di un grande tendone ben attrezzato, ci sono state le due sorprese cui si è accennato, a noi molto gradite. Forse c’è del personale in questo portare alla ribalta di una manifestazione così ampia e partecipata questi due elementi, ma ci sembra abbiano rappresentato il vero momento innovativo. Il merito va ai due personaggi di spicco intervenuti insieme a uno stuolo di autorità, non per una partecipazione di circostanza ma per lanciare precisi messaggi cui non mancheranno iniziative concrete. Sono il Sottosegretario all’Interno Michelino Davico e il Commissario del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Arturo Diaconale: il primo arrivato da Cuneo, di cui è originario (anzi è della rurale Bra), con un blitz che la dice lunga sul suo dinamismo e la sua passione per la montagna; il secondo, famoso e combattivo direttore-giornalista originario di Montorio al Vomano, di Teramo. E’ qui la festa! Abbiamo esclamato come se avessimo conquistato una vetta dopo la scalata. Una festa del popolo montanaro, ancora vivo e vitale nonostante la decimazione subita con l’esodo. E comparso miracolosamente, quasi materializzandosi nella piana, dopo che l’attraversamento dei Monti della Laga si era svolto in assoluta solitudine. Abbiamo avuto questa impressione e ci è piaciuto sentire il Senatore Davico descriverla all’inizio del suo intervento come propria sensazione, non sapeva dove potesse portare quella strada deserta tutte curve in continua ascesa imboccata lasciando la “Strada Maestra” del Parco nazionale. Tanto meno a un campus così vivo e stimolante.
Spiegare il motivo personale è semplice per il riferimento alla cultura, ci eravamo recati alla Fiera nella convinzione di assistere a un fatto culturale che la nostra Rivista non poteva ignorare, e così è stato, ma si è superata ogni nostra aspettativa. E non é stato semplice restare a Piano Roseto per la pioggia battente e la nebbia fitta e pungente; come non era stato facile arrivarci, la località non é indicata né sulla carta stradale né sui cartelli, abbiamo capito di essere giunti alla meta solo dalla lunghissima fila di auto in sosta che abbiamo superato fino a quando si è aperto dinanzi a noi lo sterminato pianoro verde punteggiato di stazzi di pecore per la Fiera e di un’infinità di stand.
Il motivo personale per il Parco nazionale è più soggettivo, perché avevamo avuto modo di verificare, in negativo, l’impostazione passata dell’azione e iniziativa del Parco per cui ci è apparsa come una palingenesi e autentica soddisfazione quella che il nuovo Commissario intende dare.
Parliamo allora di queste due sorprese, che hanno chiuso praticamente la manifestazione, perché ci danno una chiave di lettura privilegiata per vederne i vari risvolti in una luce particolare.
Il “comunalismo” del sottosegretario Davico
il-sottosegretari-o-allinterno-davico
Dunque, ecco il sottosegretario venuto da lontano dopo avere mostrato, nella concitata fase post terremoto, un interesse inconsueto chiedendo di incontrare gli amministratori dei Comuni limitrofi al “cratere” epicentro del sisma – anch’essi fortemente colpiti pur senza avere lo stesso riconoscimento dato agli altri Comuni – e di toccare con mano i problemi del territorio. Lo ha sottolineato il sindaco di Crognaleto, il Comune ospitante, D’Alonzo, impegnato in un confronto con le istituzioni centrali perché siano considerati in modo più adeguato i gravi danni subiti dalla sua comunità; e perchè si possa rimediare alla devastazione anche culturale che il sisma ha arrecato al concetto stesso della montagna e della sicurezza della “casa in pietra con il tetto in legno”, sede di tradizioni e di memorie personali e collettive da difendere. Il suo impegno nell’opporsi alla chiusura indiscriminata delle scuole montane di cui al decreto Gelmini, che porta all’abbandono del territorio, è tale da riprendere la parola per sollecitare un intervento del sottosegretario al riguardo.
Il senatore Davico ha detto subito che non è venuto per raccogliere istanze e richieste particolari ma per far sentire lo Stato non come entità astratta e lontana ma reale e presente. Poi è partito da lontano, come nel viaggio da Cuneo, dalle origini della crisi finanziaria nei derivati e prodotti tossici con i quali si sono cercate scorciatoie fallaci al lavoro serio e onesto per costruire qualcosa di stabile, duraturo e non effimero come le ricchezze accumulate all’improvviso facilmente e poi svanite con la stessa rapidità e facilità. Il lavoro serio e onesto porta al territorio e alle comunità che lo popolano, alle radici e alle tradizioni. Con tutto questo ci si deve confrontare per far venire alla luce i problemi e cercare di risolverli, mediante la verifica sul luogo, l’ascolto di comunità e amministratori, il confronto fino alla decisione. “Le eccellenze produttive nel territorio sono valori importanti che hanno fatto cultura, questa è cultura. Dovrebbero essere sostenute dal Ministero dei Beni e Attività culturali perché tali vanno considerate, invece di disperdere risorse in iniziative spesso inutili. La vera cultura è quella della gente, del territorio con i suoi valori e le sue produzioni che vengono dalla tradizione”.
Il sottosegretario ha rimarcato che essere al 151° anno vuol dire per la Festa della pastorizia custodire un grande patrimonio, entrare nella storia; concetto ripreso dal presidente Rainaldi della Camera di commercio dell’Aquila – per le cui vittime c’è stato un minuto di silenzio oltre a ripetuti omaggi – che orgogliosamente ha rivendicato i 50 anni dell’omologa manifestazione aquilana gemellata a quella teramana, osservando “forse noi abbiamo cominciato a registrarle più tardi…” con una battuta identitaria quasi a voler rivalutare una memoria atavica oltre le statistiche ufficiali.
Per difendere questi valori occorre battersi e Davico lo ha fatto a favore delle scuole nella montagna, la cui chiusura accelera lo spopolamento, anche in un caso limite che ha ricordato dove da quattro si era passati a un solo alunno che però consentiva di mantenere in vita una cultura millenaria, quella Provenzale alla base dei nostri valori. “Quando sparisce una cultura millenaria – ha detto – dietro cui ci sono valori, memorie, prodotti tipici, modi di essere, sparisce una parte della nostra storia che può essere importante e va mantenuta”.
Abbiamo capito che non si tratta di scivolare nel pittoresco, c’è un convincimento profondo dove tutto si tiene, memoria e tradizioni, identità e consapevolezza, il tutto riassunto nella cultura e radicato nelle persone, nel territorio. Lo ha chiamato “comunalismo”, la forza dei sindaci e dei territori, in definitiva della gente e dei valori, si deve confrontare con gli interessi generali per trovare un punto di equilibrio. Ma occorre una mentalità nuova, la partenza dal basso con la ricomposizione in alto, previo ascolto e partecipazione per il confronto e la decisione. Ha fatto una promessa, di tornare il prossimo anno, spera con il Ministro delle risorse agricole Zaia.
Non potevamo non chiedergli, al termine, un messaggio particolare per i nostri lettori, dopo avergli manifestato la condivisione per aver messo la cultura al centro dei valori espressi dal territorio. Il suo messaggio, ci ha detto, è che “dietro ogni prodotto, ogni attività, c’è molto di più della lavorazione e della tecnica che lo ha generato, c’è la tradizione e la memoria, l’azione degli amministratori e l’iniziativa dei cittadini, l’economia locale e anche la lingua locale, c’è la cultura”. E come sigillo ci ha dettato lo scritto di Cesare Pavese che rende poeticamente tale concetto: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle case, nella terra, c’è qualcosa di tuo che anche se non ci sei resta ad aspettarti”. Ebbene, oltre a Bra, aspetterà Davico anche Crognaleto.
L’impegno del Commissario al Parco, Diaconale
il-commissario-al-parco-diaconale
Ed ecco il Commissario del Parco che viene da vicino, Arturo Diaconale è originario di Montorio al Vomano, abbiamo detto, dove ogni anno c’è la manifestazione “La vetrina del Parco”, anche se la vita professionale di grande giornalista costantemente impegnato sulla trincea dei valori liberali lo ha tenuto lontano dai luoghi nei quali sonno rimaste le sue radici da lui, peraltro, sempre coltivate e che ora sono la maggiore garanzia per una azione appassionata oltre che dinamica ed efficace.
Diaconale ha detto subito di voler cogliere l’occasione per formulare dinanzi alle istituzioni locali presenti i suoi primi orientamenti sulla gestione del Parco dopo la recente nomina. E ha ricordato come nel parco Gran Sasso Monti della Laga, come in tutti gli altro parchi nazionali, la linea seguita in passato è stata “la difesa del territorio con effetti positivi che hanno impedito devastazioni ma hanno incontrato anche le resistenze delle popolazioni locali, perché con la sola conservazione della natura si perde la consapevolezza che ci vivono anche le persone”. E’ seguito subito il nuovo orientamento politico e gestionale: “Va chiusa una fase dell’ambientalismo per aprirne una nuova basata sulla collaborazione con chi vive nel territorio”.
Questa esigenza appare rafforzata dopo il terremoto che induce l’intero Abruzzo, “regione verde d’Europa”, a riflettere su come procedere nella nuova situazione che si è creata. Dove ci sono gli aspetti tragici delle vittime e quelli dolorosi delle sofferenze e delle perduranti tensioni; “ma anche aspetti positivi da considerare, senza che questo possa essere considerato cinismo”.
E li ha così precisati: “Sono caduti alcuni stereotipi sugli abruzzesi che venivano accomunati a un deteriore lassismo meridionalista mentre hanno dimostrato di essere forti e tenaci, dignitosi e capaci. Si sono accesi dei riflettori sulla nostra Regione, finora poco conosciuta, che con il G8 all’Aquila entrerà nelle case di tutti in ogni parte del mondo”.
L’effetto congiunto di questi due aspetti dà opportunità che vanno utilizzate adeguatamente per un rilancio alla grande secondo modelli e dimensioni finora non proponibili: “Il Parco – ecco l’impegno programmatico – svolgerà un’azione di stimolo per iniziative che mantengano piena visibilità alla nostra Regione, aspetto prioritario perché dopo il G8 non ci sia un ritorno al passato”. L’impegno è notevole per una minaccia grave: “Il Parco vuole collaborare con le popolazioni, il pericolo da evitare è che dopo il terremoto si formi una nuova ondata di esodo, e si vada verso il totale spopolamento”. E ha concluso con un’espressione efficace e un impegno preciso: “Una montagna spopolata è una montagna degradata, il Parco intende impedire che ciò avvenga”.
Come con il senatore Davico alla fine della manifestazione abbiamo parlato con il commissario Diaconale, ricordandogli che nella ricerca del Censis sui territori di eccellenza, di cui abbiamo dato conto sulla Rivista, quelli abruzzesi si contano sulle dita di una mano, ma il Gran Sasso figura, forse unico tra tutti, tra gli “eccellenti” in due categorie su tre (nell’accoglienza e nell’innovazione tecnologica, la terza è l’eccellenza produttiva). Grandi sono, quindi, le responsabilità del Parco, che in sostanza ha il “governo” di questo territorio di duplice eccellenza. Ha ribadito che “impegno primario del Parco sarà promuoverlo sul piano nazionale e internazionale. Il solo difetto di questo territorio di eccellenza è di essere poco conosciuto. Questo per raggiungere il risultato più importante a cui l’azione del Parco sarà rivolta, quello di evitare lo spopolamento”. A questo si procederà, ha concluso, “con il diretto coinvolgimento delle istituzioni locali. Oggi è solo l’inizio”.
Il Ministero dei beni e attività culturali, convitato di pietra
Vogliamo collegare le due posizioni, che hanno costituito per noi la piacevole sorpresa, quella del sottosegretario Davico incentrata sulla valorizzazione della cultura del territorio in cui si ricomprendono i suoi valori, compresa la lingua, e le sue produzioni; e questa del Commissario al Parco Diaconale che affida alla visibilità a livello nazionale e internazionale, del territorio ora rivalutato per la sua tenuta di fronte alla tragedia, la possibilità di evitarne il deleterio spopolamento. Ci sembra di poter trovare un denominatore comune nella cultura e nei valori, nelle tradizioni e nella memoria, base dell’identità come matrice positiva e della visibilità come strumento di rilancio.
Ci viene in mente che tutto questo sembra in linea con le tesi elaborate dal Censis, a seguito di accurate indagini di campo nelle realtà territoriali, sulla necessità di un’azione calata sui singoli territori per coglierne le peculiarità che sono risultate, insieme al coinvolgimento delle istituzioni e associazioni locali ritenuto necessario anche da Diaconale, il maggiore fattore di resistenza alla crisi, anche nei territori che non rientrano tra le “eccellenze” nella produzione, nell’accoglienza, nell’innovazione tecnologica.
E ci sembra in linea anche con il nuovo orientamento del Ministero dei Beni e Attività culturali, chiamato in causa dal senatore Davico, di spostare l’interesse dalla difesa statica dei “beni” alla promozione dinamica delle “attività” culturali, anche attraverso la loro “circolazione”. Di esse fanno parte le attività alle quali il sottosegretario si riferiva, riassunte in ciò che è espressione delle tradizioni a loro volta prodotto della cultura di un popolo; e anche la visibilità nazionale e internazionale richiesta dal Commissario al Parco Diaconale richiede la promozione di tali attività affinché possano “circolare”, come si è fatto con la mostra itinerante negli Usa del “Trittico del Maestro di Beffi” per la raccolta dei fondi in aiuto ai terremotati d’Abruzzo.
L’impostazione del Ministero non è soltanto un orientamento astratto, si è concretizzata proprio nei mesi successivi al terremoto in tante iniziative di ampio respiro, come la Giornata della musica popolare che ha visto a Roma, nella cornice di Piazza di Spagna, corali, bande musicali e gruppo folklorici da ogni parte d’Italia (quattro dalla zona terremotata dell’aquilano) seguita dalla Giornata delle diversità culturali, e dalla Giornata della musica, sulla base del concetto della “circolazione” e del confronto tra identità come premessa a un accrescimento culturale nell’interesse di tutti.
Se questa costruzione non é instabile e velleitaria si potrebbe fare della montagna abruzzese, che ha nel Gran Sasso la fascia di eccellenza riconosciuta dal Censis, il territorio nel quale calare in termini operativi gli orientamenti appena esposti tenendo conto che si dispone di uno strumento straordinario di governo come il Parco Nazionale in aggiunta alle istituzioni locali che agiscono in sintonia e con un coinvolgimento continuo.
Il tavolo degli oratori all’incontro conclusivo a Piano Roseto ne era la manifestazione visiva, le dichiarazioni d’intenti collaborativi l’intento espresso. C’erano rappresentati, oltre alla Camera di Commercio di Teramo, organizzatrice, con il suo presidente che ha diretto i lavori, e quella dell’Aquila, la Regione, la Provincia, il Comune e l’Università di Teramo – con il prof. Carluccio che ha chiesto espressamente di utililizzarne le competenze di eccellenza in particolare nella Veterinaria – nonché il Prefetto dott. Camerino, che ha simpaticamente ricordato le sue origini foggiane e come la sua terra sia di pianura ma anche di montagna con l’Appennino Dauno, e fosse legata all’Abruzzo dall’atavica transumanza.
C’erano anche Zachetti del B.I.M., Di Pasquale del Consorzio agrario provinciale, Di Pietro del Ruzzo reti, e tanti rappresentanti di Associazioni professionali e di categoria.
I presupposti dunque ci sono, per quel coinvolgimento che fa la forza di un territorio, e la volontà politica anche, lo abbiamo registrato dagli impegni assunti. Ora occorre partire con un programma concreto. E’ troppo chiederlo ai protagonisti dell’incontro e al convitato di pietra evocato da Davico? Da parte nostra ci impegniamo a seguire attentamente, e appassionatamente diremmo, quanto verrà promosso, e anche quanto dovesse venire omesso, e a darne conto ai lettori.
uno-stand-gastronomico
Lo svolgimento della manifestazione a Piano Roseto, una festa popolare.
L’attenzione che abbiamo dedicato alle due “sorprese” non deve far pensare che si sia riassunta in esse la sostanza della festa, tutt’altro. Perché entrambe convergono nel porre in primo piano, anche rispetto alle bellezze naturali, figurarsi ai discorsi politici, la gente con le sue tradizioni e le sue memorie, insomma la sua cultura. Che si esprime a livello popolare sotto tutti gli aspetti che la rendono riconoscibile, anche identitaria ma aperta al confronto fecondo e alla contaminazione reciproca.
E come si esprime lo abbiamo visto all’opera in una giornata in certi momenti di tregenda per il temporale che si scatenava a tratti e la nebbia che avrebbe raffreddato ogni entusiasmo. Non l’entusiasmo dei convenuti alla Fiera della Pastorizia. Un territorio senza la sua gente è “bello senz’anima” come scrivemmo al precedente Presidente del Parco senza ottenere risposta, e oggi l’anima è emersa in una passione e vitalità che ha vinto anche le intemperie. Ma “la montagna è anche questo”, è stato detto, anzi “la montagna è questa”. E bisogna essere forti e fieri che sia così.
Non di solo entusiasmo si è trattato e neppure di una semplice festa ma di una consacrazione. Del lavoro compiuto nell’anno, espresso dagli splendidi esemplari ovini raggruppati in un gran numero di stazzi con le iniziali marchiate sulla lana e intorno i protagonisti dei loro allevamenti. Ci vorrebbe una competenza specifica per valutarli oppure più tempo per cercare testimonianze, ma non sarebbe neppure il momento, sono impegnati vuoi nelle discussioni e contrattazioni, vuoi negli attestati ai più meritevoli, ricevuti dopo le valutazioni dell’apposita commissione in una lunga giornata iniziata alle sei del mattino, vuoi in libagioni e pasti calorici per scacciare il freddo della nebbia.
Ci basta rendere conto della manifestazione nei suoi aspetti popolari, con un’organizzazione che è riuscita a sopperire al repentino mutamento delle condizioni climatiche con presidi e accorgimenti di emergenza che hanno consentito di attuare il programma prefissato. Un vero miracolo tenendo conto che non c’era alcun presidio fisso ma solo le tende e le strutture apposite montate per l’occasione e forzatamente precarie.
Una fila ininterrotta di “stand” ciascuno dei quali presentava una produzione tipica con esposizione e succulenti assaggi rappresentava la lunghissima quinta laterale della grande rappresentazione. Il campo era occupato dagli stazzi degli ovini selezionati e non mancavano i richiami comuni alle feste popolari: il complessino con costume e musica tradizionali, le rivendite presenti in ogni fiera e manifestazione, tutti elementi che concorrono al carattere popolare e per questo non vanno sottovalutati ma al contrario valorizzati.
I posti di ristoro, pur nella situazione di emergenza data dagli scrosci di un acquazzone intermittente ma pervicace hanno funzionato bene, gli arrosticini come le porchette, i formaggi come i vini, venivano sfornati in continuità e gli equilibrismi tra le zolle verdi e il fango dilagante riuscivano miracolosamente, anche per l’uso di provvidenziali passerelle come per l’acqua alta a Venezia.
Nessuno scoramento, nessuno sbandamento né da parte di chi forniva i servizi in condizioni difficili né da parte di chi ne usufruiva esposto all’inclemenza del tempo. La consolazione per tutti era la frase che abbiamo già riportato – detta anche dal sindaco di Crognaleto nel suo pur breve intervento, iniziato nel diluvio e concluso nel sole – “questa è la montagna”, che riportava a normalità quella che aveva tutta l’aria di essere un’emergenza. E nella normalità della montagna che può essere inclemente ci si adattava con pazienza chiamando a raccolta le doti di inventiva e l’arte di arrangiarsi; e anche la solidarietà e la collaborazione nel dividersi panche e tavoli divenuti poco affidabili e poco gestibili ma ciononostante utilizzati al meglio senza incidenti.
Un’altra manifestazione, per fortuna dinanzi a un’inclemenza della natura del tutto innocua, di quel carattere forte e dignitoso che sa affrontare le avversità, balzato in tutta evidenza con il sisma distruttivo e che siamo certi si manifesterà anche nella ricostruzione alla ripresa di una vita normale.
(ph Romano Maria Levante)